La Storia

Il nome, la nascita, i secoli trascorsi.

Testi liberamente tratti ed elaborati da “Acquasanta 939-1914 vol I e II” di Don Virginio COGNOLI

Prime notizie storiche ed origini del nome

Affacciata sull’antica Salaria, prima dell’occupazione romana la zona era sotto l’influsso di popolazioni etrusche e sabine. Paggese entra nella storia scritta durante la prima presenza Farfense nell’acquasantano: il suo nome è Luco (dal latino Lucus ossia bosco sacro). Attorno al 1039 d.C. l’abbazia di Farfa possedeva numerose contrade in territorio acquasantano . Molti nobili avevano fatto donazioni tanto da creare un vero e proprio territorio farfense. Sotto l’Abate Suppone avvengono le donazioni più vistose. L’Abbazia di Farfa entra in possesso delle terre situate ad est di Paggese che si estendono entro i confini delimitati dal fosso del Luco, dal Tronto e dai fiumi Castellano e Fluvione. Nello stesso anno, riceve il castello di Luco con la chiesa di Sant’Angelo, i territori di Canale, Padule, Tufolo, Campo di Villa, Cangiano e Pomario donati da Ilperino e sua moglie Ladi. S.Angelo in Salmacina (o dell’Acquapuzza) era la chiesa di Paggese prima del 1275, anno in cui fu edificata S.Lorenzo ed era quella di posta ad occidente della Villa. L’attuale Villa Paggese mantiene il nome di Castello di Luco fino a tutto il 500, ma viene chiamata dal popolo Pajese per distinguerla dal borgo che era l’attuale Villa Luco; con terminologia ecclesiastica, invece, il territorio era chiamato Villa S.Lorenzo. Il termine Pagese, vicino ormai al toponimo moderno, comincia ad apparire in documenti ecclesiastici fin dal 1413 ma si consolida solo nei secoli successivi.

Nei documenti farfensi molti nomi di donatori sono di origine germanica o longobarda, e buona parte dei luoghi donati appartengono alla toponomastica latina, ma sono presenti anche nomi di guerrieri Ostrogoti addormentati nei loro paludamenti guerreschi sulla piana di Cagnano e Romani le cui terme, ville, necropoli e tempietti giacciono coperti di detriti secolari accumulati dai venti e dalle piogge. Alcuni rinvenimenti archeologici nella zona convalidano le fonti di ricerca come ad esempio il tesoretto monetale rinvenuto nel 1883 sul tratto di strada S.Maria-Paggese, consistente in monete d’argento dei primi tre secoli d.C.. Degli anni 476-489 d.C. parlano eloquentemente sette tombe ostrogote scoperte, per caso, nei pressi di Cagnano sul volgere dei nostri anni 50. Le chiese di Paggese, Acquasanta e S.Maria dipendono dal monastero di S.Marco alle Vene, situato a ridosso del Colle S.Marco di Ascoli. Già prima del 1286 il monastero ha rapporto con la Montagna perchè acquista dai Guiderocchi di Cagnano diverse terre, una di queste, sita in plano Aquasanche, viene rivenduta sotto il priorato di fra Bartolomeo, alla magnifica città di Ascoli. Secondo il Pastori (1802) San Lorenzo fu edificata dai monaci di S.Marco nel 1275 per utilità dei fedeli del luogo. Ai suoi tempi era visibile nella chiesa la data MCCLXXV, che egli interpretava come data di fondazione dell’edificio e che oggi può leggersi ancora nel locale adibito a sala di riunione a lato della chiesa medesima: l’ultimo officiatore rintracciato è Leonardo Blancini da Salerno; il primo rettore rintracciato è donno Berardo Jachino Jachini; il primo rettore eletto dai patroni è donno Johanne Tome Pergentilis da Ascoli. Nel 1385 cessa il potere del monastero di S.Marco alle Vene sulla chiesa di San Lorenzo che viene concessa in Commenda alla nobile famiglia Sgariglia di Ascoli. La visita pastorale del vescovo Aragona del 1580, trova S.Lorenzo chiesa Jus patronatus della famiglia Sgariglia e tale rimarrà fino ai tempi di don Pietro Bruni, ai primi del 900.

antica raffigurazione di Paggese

Il Quattrocento

Anno 1459 “L’HOSPITALES”

Attorno al 1459, contiguo alla chiesa di Paggese, sorge un hospitale per accogliere viandanti e pellegrini; al bisogno per malati e poveri. Riceve molti lasciti testamentari e i notai vi rogano, a volte, i loro atti.

affresco quattrocentesco all’interno della chiesa

Il Cinquecento

Il prestigio di Villa San Lorenzo diviene grandissimo nel 1500 perchè è sede del Parlamento di tutto il territorio acquasantano; l’assemblea degli “homines di Acquasanta, Cagnano, Santa Maria de Aquis, Arola, Torri, Piedicava, Valledacqua, Collematrello e Luco si svolgeva comodamente nella loggia annessa allla chiesa, oggi sala riunioni e denominata “Sala del Parlamento”.

particolare dell’affresco presente nella Sala del Parlamento

Anno 1500 “CARESTIA E PESTE”

Tali sventure si verificano già agli inizi del secolo XVI. L’imperversare della tragedia deve essere stato molto violento perchè il diffuso ricorso ai protettori celesti S.Sebastiano e S.Rocco (vedi dipinti del tabernacolo a sinistra della navata principale datato 1510) mostra quanta poca speranza la gente riponesse nei mezzi umani. Accanto alla chiesa di S.Lorenzo viene edificata nello stesso periodo una cappella dedicata a S.Rocco. Notizie più consistenti si rinvengono a proposito della tremenda peste che imperversa dal luglio 1526 a tutto il 1528. Il flagello ha inizio nella Montagna acquasantana con una invasione di cavallette che distrugge ogni cosa. Ne consegue una tremenda pestilenza che si abbatte, con virulenza implacabile sulle popolazioni inermi. Per le precauzioni del caso, si rogano testamenti in maniera del tutto inconsueta: in Luco, una donna malata fa testamento sul balcone di casa Giovanni Latini Centij. Un prato la divide dalla colombaia su cui si trovano i testimoni e il notaio. La terza e più grande carestia si verifica alla fine del secolo.

antica raffigurazione di Caste di Luco

Il Banditismo

La bufera del banditismo coinvolge Paggese ed a fine secolo si erigono muraglioni per impedire ai banditi razzie ed accesso notturno ai magazzini di deposito delle derrate.

antico Mulino

Organizzazione Politica, il Sindacato

Nel 500, dunque, la loggia della chiesa di S.Lorenzo in Paggese ospita il Parlamento del Sindicato. Il parlamento generale è l’atto più solenne della vita civile del Sindicato. Esso è composto dai Massari di regimine (detti priori nel 600) e i massari delle singole ville; si tratta di uomini eletti due per villa, ogni due mesi tra una discreta rosa di comunisti (abitanti del comune), estratti a sorte da una cassettina chiamata bussola. Il Parlamento è indetto dal consiglio ristretto formato dal podestà e dai massari di regimine, è bandito “Alta et clara voce” in tutte le ville dal bajuolo (messo comunale), è convocata all’ora prevista col suono della campana e tenuto in luogo atto ad ospitare gli “homines et universitas del sindicato”.

Castel di Luco dall’alto

Il Seicento ed il Settecento

Nel seicento il territorio acquasantano torna sotto l’influenza di Farfa che nulla può però su Paggese e Luco, saldamente in mano dei nobili Sgariglia. Il secolo vede inoltre le dispute per diritti di pascolo della Comunità di Paggese con Cagnano e con Forcella.

IL settecento si apre col forte terremoto del 1703 e viene ricordato come anno di carestie, succedutesi nel 1716, nel 1728, 1762-64, 1782 e soprattutto 1793-97, di pestilenze come quella degli anni ‘40 sviluppatasi a seguito del passaggio delle truppe Spagnole, napoletane ed austriache nel territorio della Marca e di quella del 1632 come testimonia un graffito visibile ancora oggi sul grande affresco della “Sala del Parlamento.

Nel 1705 Mastro Emidio Morganti fonde la campana grande (restaurata nel 1589 a cura di Giuseppe Ninni di Lanciano) per farne due, “… perchè era grossa, rotta e del peso di cinque quintali…” ma su un altro graffito si legge che nella loggia “ a dì 20 luglio 1720 fu terminata la fusione delle campane in numero di otto da mastro Loreto Desiati Campanaro…”.

antica veduta della chiesa di San Lorenzo

L’Ottocento

I grandi sconvolgimenti sociali e politici che animano la storia italiana dall’epopea napoleonica dell’inizio del secolo, la Repubblica Romana del ‘49 e soprattutto l’annessione del 1860 al Regno d’Italia provocano grandi turbolenze che sfociano nella zona dell’acquasantano a più riprese nel fenomeno del Banditismo.

All’inizio del secolo il “Brigante” più famoso è Giuseppe Costantini detto Sciabolone da Lisciano, negli anni cinquanta e sesssata le gesta di Giovanni Piccioni “aiutante maggiore dei Volontari Pontifici” e dei suoi figli infiamma la montagna. Nella prima decade di gennaio del 1861 a Paggese i Papalini con a capo Alessandro Vannarelli di Valledacqua e Don Velenosi organizzano la spedizione su Arquata , sede di mandamento. Sotto la loggia della Chiesa di San Lorenzo la truppa è ricevuta con onore dai Curati Riti di Luco ed Angelini di Paggese e la vittoria contro i Piemontesi sembra a portata di mano.

Ma la repressione dell’esercito Sabaudo comandato dal famoso generale Alessandro Pinelli non si fa attendere, nel 1861 i Piemontesi occupano Paggese e distruggono col fuoco la Canonica e il prezioso archivio parrocchiale.

I Briganti e i prelati vengono catturati, processati e condannati.

foto d’epoca

Il Novecento

Il nostro secolo è segnato dalle guerre mondiali e dalla partecipazione attiva alla lotta di Resistenza.

A Paggese i Partigiani trovarono rifugio ed assistenza.

Quì ebbero i natali Don Nicola Amici, insigne matematico e fisico, insegnante di Enrico Fermi, Giuseppe Merlo primo Sindaco di Acquasanta dopo la Liberazione.

targa commemorativa della “Resistenza”