Castel di Luco

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Discosta alcune centinaia di metri ad oriente dell’antichissimo agglomerato di Paggese, la struttura fortificata di Castel di Luco costituisce l’elemento architettonico di valenza storica più caratteristico del territorio acquasantano.

Eretta sfruttando la naturale difendibilità del luogo, seguendo il bordo dell’altura in traveritino che la ospita, la sua muratura perimetrale ha finito per risultare in una struttura chiusa quasi circolare, che, proprio per tale particolarità, si impone allo sguardo di chiunque abbia a transitare nella sottostante Via Salaria tra Ascoli ed i valichi dell’Appennino.

Il Colucci (storico marchigiano del ‘700) nel suo Delle Antichità Picene riteneva che il luogo in cui poi sarebbe sorto il castello venisse ritenuto sacro nell’antichità e utilizzato per celebrazioni rituali. Il nome Luco deriverebbe da lucus, luogo della luce.

Il luogo, se da una parte, proprio per il suo nome (al pari di quello di Paggese – dal latino pagus, villaggio) costituisce un deciso richiamo ai primi tempi dell’antichità, dall’altra, proprio per la sua particolare preminenza, è tale da suggerire che anche la successiva nascita di strutture fortificate in quel sito potrebbe essere ricondotta ben indietro nel tempo.

Il castello trova probabilmente le sue prime origini nella riorganizzazione militare-territoriale che caratterizza l’Italia in epoca bizantina (che portò alla creazione di nuovi presidi castrensi, e determinò una vera e propria “rivoluzione” delle distrettuazioni municipali romane).

In tale contesto storico si inserisce e si spiega, infatti, quell’occupazione dei vicini siti di Cagnano e di Forcella da parte di gruppi di Ostrogoti, che ivi lasceranno significative testimonianze archeologiche.

Per le sue caratteristiche quell’altura rocciosa era quanto di meglio si potesse scegliere per edificare una fortificazione a controllo della Via Salaria, tanto più in un momento storico in cui la sua antica sacralità doveva risultare ormai superata, conseguentemente alla evangelizzazione della regione in atto da tempo.

Si può ragionevolmente ipotizzare che il luogo dovesse essere stato occupato e reso maggiormente difendibile di quanto non lo fosse per natura, ben prima che venisse realizzata la struttura castellana che ancora oggi vi si può ammirare, e che nelle sue diverse fasi di edificazione viene ascritta da alcuni ai secoli XIV-XV, mentre altri autorevoli autori ne datano la costruzione al ‘200, e forse anche più indietro per opera dei mastri lombardi nel periodo in cui la zona era sottoposta al dominio degli Sforza.

Appartenuto alla famiglia Ciucci dal 1400 al 1800. Dal castello il 10 agosto 1445, proprio il giorno della festa di San Lorenzo a Paggese, si partì Pietro Di Vanne Ciucci, signore di Luco, alla testa di una schiera di montanari per andare in Ascoli a combattere contro il potere di Rinaldo, fratello di Francesco Sforza. Il castello di Luco si ritrova spesso nella storia di guerre di Ascoli, fu qui, in questo castello, che un bandito famoso il Parisani, fece trucidare nell’estate del 1562 Ser Chiarino Montaroni al quale era stata affidata la difesa del castello. I banditi, al comando del Parisani, assediarono il castello. A tradimento, il Parisani chiamò sulla porta il difensore del castello, quasi ci fosse l’intenzione di arrivare ad un accordo. Chiarino Montaroni, ignaro, uscì e fu freddato da un colpo di archibugio. Il Parisani si impadronì del cadavere e con l’aiuto dei suoi sgherri lo gettò nel fiume Tronto. Il castello conserva ancora l’originaria suddivisione interna composta da due vasti piani al primo dei quali si accede attraverso una scala completamente scavata nella roccia. Dal cortile interno si accede ai locali del piano terra e da qui si scende al sotterraneo dove si conserva ancora una grande giara e un tunnel che sbucava all’aperto, lontano, al sicuro, ove passavano, in tempo di guerra, le donne, i bambini e anche le truppe se era necessario. In una stanza sono rimasti affreschi a mezza luna con figure di frati: forse qui un tempo si rifugiavano i frati, scacciati da Ascoli dalle truppe francesi o piemontesi.

Nello scorrere del tempo, Castel di Luco ha mantenuto tutti i caratteri che possono contraddistinguere la residenza fortificata di una antica dinastia: ad un tempo abitazione e “strumento bellico”, centro di potere giurisdizionale e centro di raccolta della produzione agricola delle proprietà; infine, in caso di particolari situazioni di pericolo, luogo di rifugio dei coloni addetti alla conduzione dei campi ed al pascolo degli animali.

E sebbene non si sia in grado di stabilire quali potessero essere i poteri giurisdizionali dei castellani di Luco allora, e nei tempi che precedono l’affermarsi del Comune Ascolano, con tutta probabilità Castel di Luco deve aver svolto anche una sorta di ruolo di “corte di giustizia”.

La prima progettazione del manufatto con tutta probabilità si proponeva dare vita ad un castello-recinto, in cui trovassero dimora il signore, gli armati ed i famigli e rifugio la popolazione rurale del feudo, in caso di comune pericolo.

Nel tempo le accresciute necessità residenziali della famigli signorile determinarono un ampliamento delle strutture abitative, con conseguente restringimento degli spazi liberi e sopraelevazione della cortina esterna, contemporaneamente ad uno sviluppo di quel borgo che, concentrico al castello, cinge la base del roccione, costituendo oggi parte integrante del suo aspetto e del suo fascino.

L’elemento bellico oggi più evidente – la torre a scarpa in conci ben squadrati e munita di cordone antiscalata e di archibuguere – fu aggiunta al complesso nel XVI secolo, quando il “guscio” del castello non fu più in grado di fungere da valido elemento militare (nel momento in cui era la polvere da sparo a farla ormai da padrone) visto che ormai la difesa territoriale poteva essere affidata solo alle strutture bastionate.

Alla naturale protezione offerta dal sito, il castello, che forse presentava anche una coronatura di merli, aggiungeva lungo il suo perimetro un notevolissimo numero di gattoni in travertino (mensole che sporgendo a strapiombo dalla muratura allacciavano ballatoi e bertesche lignee, permettendo di spiare il nemico e di combatterlo stando al coperto)

Di molti, ormai spezzati, si notano le tracce, mentre diversi sono quelli conservatisi del tutto, come ad esempio quelli che tuttora vediamo sostenere un piccolo balcone a sinistra della porta d’ingresso, risultato di rimaneggiamenti edilizi dei secoli meno lontani.

Né va dimenticata la funzione difensiva della torricina di rinfianco alzata a sud-est (sebbene in tempi successivi al recinto) esternamente alla cortina, proprio dove questa presenta un andamento meno curvilineo, e dove la roccia è meno scoscesa.

Ma l’incanto di Castel di Luco non risiede soltanto nelle sue “qualità militari”.

E’ tutto l’insieme dei suoi caratteri che lo rende fascinoso e degno di una attenta visita, tanto più ora che la famiglia Amici, succeduta agli antichi Ciucci, lo ha reso fruibile al pubblico, curandone la conservazione, e rispettandone gli antichi caratteri e l’enorme potere suggestivo.